La discografia moderna

1.1 La popular music

Si è iniziato a parlare di popular music all’inizio degli anni 50, quando musicologi e sociologi iniziarono ad analizzare il suo contributo nella società moderna. Si può affermare che dalla metà del 900 in poi, la musica iniziò ad assumere un ruolo diverso rispetto al passato, con il boom economico e lo sviluppo tecnologico (vedi paragrafo 1.3), ben presto la musica divenne un bene di consumo e come tale fu soggetto al processo di industrializzazione che portò al formarsi dell’industria discografica così come la conosciamo. “Innanzi tutto le multinazionali iniziano ad attuare politiche di carattere globale all’interno della discografia, omogeneizzando i gusti dei consumatori, omogeneizzazione favorita anche in campo tecnologico dalla sostituzione degli apparecchi elettromeccanici con quelli elettronici, tipici della cultura di massa (…) . Dal punto di vista sociale, i giovani emergono come categoria di consumatori” e di fatto, oggi il mercato discografico è rivolto quasi interamente a questa categoria, almeno in Italia. Dopo questa breve introduzione sull’argomento, è necessario provare a dare un definizione di popular music. In realtà non esiste una vera e propria definizione. Il concetto risulta molto vano e ci sono varie correnti di pensiero. Frans Birrier prova a riassumere il significato di questo termine in 4 categorie:

  1. Definizioni normative: popular music come tipo di musica inferiore
  2. Definizioni negative: è musica che non sia qualche altro genere di musica (musica “folk” o “colta”)
  3. Definizioni sociologiche: musica che identifica diversi gruppi sociali
  4. Definizioni tecnologico-economiche: musica in cui investe un ruolo importante il mercato di massa e l’industria dei mass-media

Queste definizioni, prese singolarmente, non riescono a dare una esauriente spiegazione del fenomeno. Nemesio Ala e Franco Fabbri “Nella loro prefazione al volume di Simon Frith Sociologia del rock, (…) cercano di fornire una definizione esaustiva di popular music: per essi è un area musicale che comprende tutti i generi musicali di massa, che si distinguono dalla musica colta per il ruolo scarsamente importante che ha in questi la scrittura della musica e si distinguono dalla musica propriamente folkloristica (o dalla musica jazz) per il loro essere pensati e destinati ad una circolazione di massa”. Tra i critici più importanti del secolo scorso, non si può fare a meno di citare Theodor Adorno (1903-1969), la sua concezione di musica di “consumo” è molto interessante e, a parere dello scrivente, incarna in se il pensiero di molti quando,  parlando di musica leggera, afferma che essa è “decadimento, ovvero utilizzazione degli elementi di maggiore riconoscibilità forniti dalla musica colta per ottenere una presa immediata sul pubblico, per soddisfare le sue esigenze più banali, epidermiche, immediate”. Adorno riduce la musica di consumo moderna “ad un prodotto dell’industria culturale, intesa come sistema di istupidimento progressivo”. Come si è potuto intuire, parlando di popular music non si intende un genere musicale e questa non va confusa con la musica popolare (traduzione in italiano dall’inglese) né tantomeno con la pop music, essa nient’altro è che un enorme contenitore di generi musicali, all’infuori del genere folk e della musica colta, che trovano fortuna all’interno dell’industria discografica, industria che vede la propria produzione sotto un’ottica di distribuzione di massa rivolta ad un pubblico eterogeneo.

1.2 Il settore discografico in Italia: breve profilo storiografico

Nel paragrafo precedente si è tentato di dare una definizione esauriente della popular music, termine strettamente collegato al mondo della discografia. In questo paragrafo si tenterà di illustrare la storia del settore discografico in Italia, dalla sua nascita ad oggi. Uno spunto importante è fornito da uno speciale pubblicato nel 1995 da Musica e dischi (autore Mario De Luigi). Secondo De Luigi, la storia del mercato discografico italiano si può suddividere in 4 fasi:

  1. L’epoca pioneristica (1900-1950)
  2. L’età industriale (1950-1970)
  3. L’era dei gruppi di distribuzione (1970-1985)
  4. L’era delle multinazionali (dal 1985 ad oggi)

A queste aggiungeremo un’altra era, quella della smaterializzazione, iniziata nel 2000 circa con l’avvento di Internet che entra in scena in maniera dirompente.

L’epoca pioneristica, comprende tutta la prima metà del secolo scorso e prende il nome dal forte desiderio di innovazione dell’epoca. Basti pensare ai movimenti di avanguardia che hanno caratterizzato le prime decadi del novecento. “La struttura del settore è diversa da quella attuale, infatti è l’editore la figura chiave, non la casa discografica. Quando un brano diventa di successo, le case discografiche ne curano la registrazione in diverse versioni. Quindi, attorno ad un solo brano si spartiscono la torta diverse case discografiche e diversi artisti, la concorrenza non è alta e viene giocata soprattutto sulle interpretazioni tra una decina di case discografiche che si spartiscono un mercato di poco più di 3 milioni di copie”. In quest’epoca, il supporto musicale prodotto è il 78 giri e si è ancora lontani dall’innovazione portata dal microsolco a 33 giri (vedi paragrafo 1.3).

La distribuzione è paragonabile a quella attuale ma di dimensioni molto ridotte.

L’inizio dell’età industriale, coincide con la grossa fase di sviluppo economico che pervase l’Italia all’inizio della metà del XX secolo, fenomeno passato alla storia come “miracolo italiano”. Parallelamente alla crescita economica, si assiste ad una crescita sostanziale, sia in quantità che in qualità, del mercato discografico. Dal punto di vista industriale, le case discografiche non si concentrano più sulla produzione di varie versioni dello stesso brano, ma sono alla continua ricerca di novità. Queste variazioni portano dei cambiamenti: se fino ad ora era l’editore la figura centrale del settore, adesso sono le case discografiche a svolgere questo ruolo. Dal punto di vista del marketing, è importante l’introduzione della TV come nuovo media di produzione e di vendita del prodotto musicale. Nel 1951, si tiene la prima edizione del festival di Sanremo, evento che condiziona il settore rendendo i vari live e festival strategici per l’intero comparto discografico. Dal punto di vista tecnologico c’è l’innovazione del supporto musicale, il 78 giri viene progressivamente soppiantato dal microsolco a 33 e 45 giri e, da lì a poco, vennero registrati i primi dischi in stereofonia. Dal lato della domanda, il mercato è in continua ascesa e, come già detto in precedenza, il target giovanile assume sempre maggiore importanza. Nella tabella (pagina seguente) si può apprezzare la considerevole crescita del mercato nel decennio che va dal 1955, al 1966.

È interessante notare la vertiginosa impennata degli introiti del settore discografico, a dimostrare quanto sia stato importante questo periodo. “Dal lato artistico, si affermano nuovi generi musicali di massa, come il rock’n roll.” D’altronde “questi sono anni di grande fervore: nei primi anni sessanta nuovi generi fanno il loro ingresso come il twist, (…) successivamente invece, compaiono generi quali il folk revival ed il beat, i cui artisti più rappresentativi, rispettivamente Bob Dylan e Beatles, influenzeranno le generazioni future e porteranno alla fine degli anni sessanta alla nascita del Rock.” Infine, continua lo sviluppo tecnologico con l’arrivo, nel 1965, del primo nastro preinciso che da un lato raggiunge determinate fasce di consumatori, ma dall’altro dà inizio al fenomeno della pirateria.

Siamo negli anni settanta, l’era dei grossi gruppi di distribuzione. In questo periodo iniziano a consolidarsi le prime multinazionali discografiche.

In questi anni il marketing inizia ad assumere grande importanza, ne sono un esempio la nascita delle compilation nel 1977 e delle collane a medio prezzo. Nello stesso periodo nascono anche i videoclip che verranno presto adottati come fondamentale strumento di comunicazione e di promozione.

Il 1985 segna l’era delle multinazionali e dell’orientamento al marketing. Se da un lato in questo periodo si hanno notevoli cambiamenti dal punto di vista tecnologico, dall’altro si verificano avvenimenti importanti che segnano il mercato in maniera negativa. Dal punto di vista tecnologico si registra l’introduzione del compact disc, creato da Sony e Philips (paragrafo 1.3). Con questo nuovo supporto si ottiene l’eliminazione di ogni fruscio, maggiore affidabilità e durata del supporto praticamente illimitata nel tempo. L’avvento del CD porta un’inaspettata vivacità del mercato, i consumatori sentono l’esigenza di cambiare il vecchio sistema di riproduzione con il nuovo e le case discografiche possono accrescere il fatturato con la conversione dei cataloghi da vinile a CD. Di fatto, i quattro anni dal 1987 a 1990 segnano un periodo favorevole a livello di fatturato. “Ma proprio in quest’ultimi anni, per altro verso, si assiste alla rapida crescita di quel processo di concentrazione del mercato ad opera dei grandi gruppi multinazionali, fenomeno che tende a ridurre sempre maggiormente lo spazio dell’industria locale per assorbire nelle proprie strutture la produzione più interessante. Tale politica, estesa negli anni 80 su scala planetaria, si applica sia rilevando aziende nazionali per aumentare il proprio share, sia cercando di egemonizzare quanto più possibile i singoli mercati attraverso uno stretto controllo dei mezzi d’informazione e promozione in essi operanti”.

In conclusione, a partire dagli anni 90, si registra un periodo negativo del settore che vede un mercato del disco declassato, negozi di dischi abbandonati dalle case discografiche e, più in generale, un mercato di sempre più difficile gestione dove le majors sono in piena escalation al controllo su tutti i fronti possibili. La qualità del disco e del servizio è in calo.

Con l’avvento nel nuovo millennio, si entra nell’era della smaterializzazione. Dal 2000 circa il mercato discografico a livello mondiale subisce vari stravolgimenti. In particolare, dal punto di vista tecnologico si assiste alla rivoluzione digitale ed all’innovazione dell’mp3: la musica ora può essere facilmente scambiata per e-mail, attraverso lettori mp3 o masterizzatori domestici. Questo porta a ulteriori decrementi alle vendite tradizionali e soprattutto al dilagare della pirateria. Tuttavia, oggigiorno il mercato del disco tradizionale sta riacquistando terreno. Dal punto di vista del marketing si sono affermate nuove strategie di vendita. Sfruttando il principio della condivisione in rete (inizialmente solo in maniera illegale) sono nati i primi e-commerce musicali che hanno rivitalizzato le vendite. Vedi per esempio I-tunes.

A livello dell’offerta, il mercato nazionale come quello internazionale oggi sta vivendo un periodo non molto brillante. Siamo nell’era dei talent show, dove giovani artisti dalle buone capacità tecniche, ma carenti dal punto di vista artistico, cercano fama e notorietà “spiccia”. Oggi ci ritroviamo con il mercato saturo di interpreti che cantano canzoni scritte da altri, fenomeno che sta banalizzando molto l’offerta che il mercato discografico offre. A differenza del passato, c’è da notare come la struttura compositiva artistica delle canzoni è mutata. Se un tempo si potevano concepire brani con un introduzione molto lunga, dove il ritornello partiva dopo due minuti, oggi è stato tutto standardizzato dai produttori che tassativamente fissano l’inizio del ritornello a meno di un minuto dall’introduzione della canzone.

“Oggi la gente non ha più tempo di ascoltare musica, se non ascolta subito il ritornello, e quindi la parte melodica, si annoia e cambia stazione radio, oppure spegne lo stereo”. Stiamo vivendo un periodo di grossa carenza di contenuti artistici nelle canzoni. Questo è dovuto in parte anche alla crisi socio-culturale che sta vivendo il paese. La musica è arte e l’arte è cultura, se la cultura viene a mancare non vi saranno i mezzi adatti per comprendere appieno l’arte.

In conclusione, si può notare come la struttura del mercato discografico italiano si presenti come un “oligopolio differenziato: oligopolio perché dominato da un numero ristretto di grandi imprese che esercitano un’influenza determinante sull’intero settore; differenziato perché i prodotti discografici, essendo creazioni artistiche, sono molto eterogenei”. Si assiste al tentativo sempre maggiore, da parte delle multinazionali, di omologazione dei gusti dei consumatori, consumatori che sempre più ostentano le lacune socio-culturali che stanno portando alla standardizzazione e al ristagno del mercato discografico.

1.3 Evoluzione del supporto sonoro: dal vinile al compact disc

Sin dagli inizi del settecento si è cercato un modo per registrare e riprodurre il suono. La prima vera tecnica di registrazione/riproduzione è stata quella su rulli. Il rullo consentiva di trasferire la notazione musicale direttamente su uno strumento a tastiera, ma si limitava solo alla riproduzione su strumenti a corde. Evoluzioni di questa tecnica si vedono nel fonografo che era in grado di registrare in maniera relativamente fedele la voce umana. Il fonografo è caratterizzato da un primitivo microfono che presenta una membrana di carta. Questa, mossa dalle vibrazioni create dalla voce umana, guida una penna che incide l’onda sonora su carta stagnola. Il fonografo era pensato anche per la riproduzione del suono registrato. Si assiste così al precursore del “convertitore”, in grado di trasformare un segnale complesso, come il suono, in una codifica riproducibile e duplicabile. “Il fonografo successo, ma sin dagli inizi del 900 si realizzò quella separazione tra il momento della registrazione, ovvero della conversione, ed il momento della vendita e della riproduzione della musica registrata, che dura tuttora”. Nasce così il mercato della musica riprodotta. La distribuzione di massa della musica suonata su supporto fisico, ha avuto inizio ai primi del novecento con l’introduzione di una nuova tecnologia, il disco a 78 giri di gommalacca. Il 78 giri è un supporto più affidabile rispetto al precedente, più pratico e soprattutto in grado di riprodurre il suono con una risposta in frequenza relativamente più fedele rispetto al fonografo, quindi è possibile la riproduzione di strumenti musicali. Questo supporto può contenere un massimo di 4/5 minuti di musica e, tuttavia se pur migliore del fonografo, risulta pesante e fragile.

La fedeltà del suono con i primi riproduttori meccanico-acustici non era delle migliori, anche se all’epoca consentiva di apprezzare un’esecuzione musicale di un’opera comodamente nel salotto di casa. Un’importante evoluzione del supporto si è registrata nel 1931 con l’introduzione nel mercato, da parte della RCA Victor, del disco microsolco in vinile. Il materiale con cui è costruito, è migliore in termini di qualità e la rivoluzione del micro solco permise, in seguito, la registrazione di audio in stereofonia. Furono introdotti vari formati del supporto, ognuno di essi prende il nome dai giri di rotazione al minuto, il 33 giri, il 45 giri e il 16 giri. Il più diffuso è il 33 giri, chiamato anche long playing (LP, lunga durata di ascolto), su cui è possibile registrare fino a 45 minuti di musica. Una delle caratteristiche tecniche peculiari del nuovo supporto sta nel fatto che, per sopperire alle limitazioni tecniche del microsolco, il suono prodotto dal movimento della testina deve subire un particolare stadio di preamplificazione. Il preamplificatore phono deve ri-equalizzare il messaggio musicale (curva RIAA), che è inciso su disco. Trasferire segnali a bassa frequenza sul vinile richiederebbe l’uso di solchi molto grandi con conseguente riduzione della durata totale. Sul vinile vengono quindi attenuate le frequenze basse. Durante la riproduzione il preamplificatore RIAA le amplifica di nuovo riportando la risposta in frequenza a livelli lineari. Il disco microsolco in vinile è stato molto importante per lo sviluppo del settore discografico, esso ha dato origine al fenomeno  della musica “di consumo”, in un certo senso è stato il primo supporto musicale a diventare di massa. Nel 1963 un nuovo supporto viene immesso nel mercato dalla Philips, la musicassetta (MC).  L’audio è inciso su un nastro magnetico contenuto all’interno di un contenitore in plastica. Inizialmente la qualità dell’audio riprodotto non era di buona qualità e risultava poco adatta all’ascolto. A partire dagli anni settanta, la musicassetta si diffuse sempre di più, sia grazie al miglioramento tecnologico del nastro magnetico stesso, sia per la diffusione sul mercato di impianti per la riproduzione sempre migliori.

La musicassetta, come il disco in vinile, prevede un lato A e un lato B, dove possono essere contenute due tracce stereo (una per lato), la lunghezza del nastro è misurata in minuti (lato A + lato B compresi fra i 30 e i 120 minuti, i formati di maggiore diffusione). Una caratteristica fondamentale ed innovativa è il fatto che la MC permette la registrazione audio. Per il la prima volta viene messa a disposizione del consumatore la possibilità di registrare audio, duplicare altre musicassette, o riversarvi audio da altre sorgenti e realizzare compilation personalizzate. Con la musicassetta la musica ora diventa mobile. Sin dagli anni settanta vengono sviluppati impianti per auto (le comuni autoradio) e nel 1979 la Sony fa debuttare sul mercato il Walkman, primo registratore portatile che avrà grande successo commerciale. In linea di massima, la qualità audio della musicassetta, anche nelle sue evoluzioni migliori, è generalmente considerata inferiore a quella del disco in vinile, d’altra parte però  innova il settore raggiungendo nuove categorie di consumatori. Nei primi anni ottanta, Sony in collaborazione con la Philips, lancia sul mercato il primo esempio di tecnologia digitale per il supporto musicale, nasce il compact disc (CD) che presto soppianterà quasi definitivamente il disco in vinile e la musicassetta. L’immissione nel mercato di questa tecnologia, è stata resa possibile dall’abbassamento dei costi di due tecnologie già usate dalle industrie negli anni settanta, la codifica PCM (pulse code mudulation) ed il raggio laser a luce coerente. La codifica PCM consente di digitalizzare un suono mediante il campionamento e la quantizzazione del segnale in campioni, nel caso del CD 44100 campioni per secondo con parola di 16 bit. Il laser a luce coerente consente di immagazzinare su disco di materiale plastico grosse quantità di dati, interpretabili ad accesso diretto dall’unità di lettura. Il risultato ed i vantaggi sono noti:

  • possibilità di contenere sino a 74′ di musica (nei primi supporti, ora si è arrivati a 120’), oltretutto su un solo lato
  • accesso diretto ai brani e possibilità di programmarne la sequenza
    • funzione di avanti veloce o indietro veloce
    • sistema di correzione di errore in grado di superare eventuali danneggiamenti e graffi del CD
    • eliminazione del rumore di fondo (sostituito però dal rumore di quantizzazione e dal jitter, fenomeni tuttavia molto meno facilmente avvertibili)
    • nessun contatto meccanico tra sistema di lettura e disco, e quindi nessuna usura del disco
    • compattezza, sufficiente a consentire l’uso in auto
    • bassa sensibilità agli urti, con conseguente possibilità di uso in movimento come le cassette (grazie ai sistemi anti-shock e/o con memoria tampone, arrivati in seguito)
    • teorica possibilità di visualizzare il titolo del CD e delle canzoni (inspiegabilmente e curiosamente molto raramente utilizzata dalle case discografiche)
    • maggiore qualità teorica del suono, in particolare gamma dinamica e risposta in frequenza, ma per molti appassionati la qualità dell’LP è rimasta superiore, e il CD lo ha solo approssimato grazie alle migliorie nelle tecniche di lettura e conversione introdotte negli anni

    Sulla carta il compact disc è straordinario, eppure i suoi primi anni di vita non sono stati facili. All’inizio di questa tecnologia c’erano dei limiti tecnici che limitarono la diffusione del supporto in qualche modo. La musica incisa nel CD non sfruttava tutta la dinamica disponibile dei 96 dB (6 db per ogni bit). Gli impianti degli anni ottanta erano progettati per una dinamica di 60 -70 dB tipica dei vinili, di conseguenza i master su CD erano ridotti di dinamica.

I primi riproduttori (CD palyer) davano problemi di jitter e di rumore di quantizzazione che snaturavano il suono originario aggiungendo distorsione armonica. Tuttavia, dopo una partenza a stento, individuati i punti deboli si è potuto correggere il tiro e risolvere questi problemi. In poco tempo il compact disk è diventato lo standard mondiale del supporto musicale, sostituendo LP e MC arrivando a coprire quasi il 100% del mercato (anche se oggi gli LP stanno vivendo nuova vita). Dopo pochi anni dal debutto del CD, altri formati sperimentali vengono immessi sul mercato senza riscuotere però molto successo. Per esempio il super audio cd (SACD), sviluppato sempre da Sony in collaborazione con la Philips, avrebbe dovuto sostituire in maniera naturale il CD, ma non ebbe successo e a circa dieci anni dalla nascita fu ufficialmente abbandonato dagli sviluppatori. Questo formato presenta una risoluzione nettamente superiore al CD, arrivando ad una frequenza di campionamento di 2822.4 kHz con parola da 1 bit con codifica DSD (direct stream data). In concomitanza al SACD comparve il DVD audio (questo non va confuso con il DVD video) anche esso nettamente superiore al CD in termini di resa sonora. Può arrivare fino a 192 kHz di frequenza di campionamento con una risoluzione di 24 bit (codifica PCM). Anche il DVD audio scomparve però presto dal mercato. Per dovere di cronaca citiamo anche il minidisk (MD). Questo, lanciato dalla Sony nel 1992, avrebbe dovuto sostituire le musicassette. “il MD offriva una qualità audio molto vicina a quella del compact disc, unita alla possibilità di registrare e cancellare il contenuto un numero quasi infinito di volte, oltre a poter compiere alcune operazioni di editing sull’audio stesso. Il Minidisc, nonostante l’indubbia versatilità e l’ottima qualità audio, non ha mai ottenuto il successo sperato.

Da un lato la diffusione dei masterizzatori per CD-R a livello domestico prima, e dei formati audio liquidi poi, ne hanno ridimensionato i vantaggi sul piano pratico; dall’altro, l’elevato costo dei registratori MD ne ha limitato la diffusione durante gli anni 90”

 

 

 

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